Giornata della memoria


27 GENNAIO 2017

GIORNATA DELLA MEMORIA

PER NON DIMENTICARE!


Il 27 di questo mese torna come ogni anno e, come è giusto che sia,  la Giornata della Memoria. La memoria di che? La memoria dell' Olocausto; La memoria di un evento che ha investito il destino di un popolo, ma che riguarda anche chi non appartiene al popolo ebraico perché esso occupa una posizione centrale nella vicenda storica dell'umanità. Giornata della Memoria per comprendere il senso di eventi che hanno segnato il secolo scorso; per comprendere fino in fondo  perché ciò che è accaduto sia potuto accadere. La memoria è necessaria per renderci conto di ciò che la capacità di raziocinio dell'uomo fatica a comprendere. La Shoah non è un semplice sterminio, uno dei tanti drammatici stermini che la storia ha registrato. E’ un fatto centrale del novecento. È un evento senza paragoni. Ecco perché la memoria è d’obbligo.

La memoria della  Shoah va infatti  collocata all’interno di un discorso più ampio rispetto ai semplici confini nei quali si è sviluppata. Va collocata all' interno di un più ampio discorso, di riflessione e di approfondimento, della nostra civiltà contemporanea; di una civiltà che, pur con tutte le sue conquiste, non ha cancellato il concetto di diversità vista sotto l’ aspetto religioso, etnico, sociale, sessuale, per cui i diversi sono, sempre e comunque, gli altri.

La crisi  del liberalismo europeo ha prodotto  la nascita e l' affermazione dei nazionalismi e con loro la concezione di un idea aberrante  della pratica della sovranità, interpretata come un qualcosa che si realizza solo nel momento in cui qualcuno annienta l'altro. Secondo questa concezione il diritto alla vita, la libertà politica, quella di essere se stessi possono concretamente, in un certo momento - o forse, per meglio dire, in un qualsiasi momento - essere sottratte all' uomo da parte di un altro uomo. Auschwitz, tra le tante cose che insegna, insegna soprattutto che la memoria costituisce un legame con il dovere di testimoniare la civiltà della democrazia e della pace. La memoria è quindi un fattore operante che riguarda tutti: rispetto ad essa chi fa pratica di libertà e di democrazia ha sempre un dovere: il dovere di oggi diviene testimonianza per il dovere di domani. Da questo dovere, dalla sua esplicazione, nasce il modo di realizzare un mondo più giusto, libero! La libertà non è un dato astratto, ma vive solo se si realizza concretamente; da questo dovere nasce il mondo, quello di oggi e quello di domani.

Come dice  Elie Wiesel,  “l'oblio è il contrario della storia”.  Si può anche dire che lo è pure la sua falsificazione; parlando delle ragioni della memoria abbiamo il dovere di ricordarlo. Oggi, infatti, in nome di una non meglio precisata pacificazione e di una ridefinizione del concetto di patria, si assiste all'evolversi di un progetto che, forzando proprio la storia, tende a mettere in equilibrio di valore l'Italia fascista con quella che non lo era e che, al contrario, la combatteva; l'Italia della dittatura e delle discriminazioni razziali con quella della libertà; la parità sostanziale dei valori patriottici rappresentati da schieramenti contrapposti. Si tratta di un'operazione che mira a delegittimare la Repubblica e ciò che essa significa per la nostra democrazia le cui radici hanno precisi luoghi storici di riferimento.

Se in Italia,  nel dopoguerra, la coscienza collettiva  non si sentì implicata in una questione quale quella che si verificò in Germania - il famoso dibattito sul cosiddetto passato che non passa - lo si è dovuto proprio all' antifascismo, alla Resistenza, alla Guerra di Liberazione. Se in Italia il passato è passato è perché la coscienza collettiva del Paese è stata riscattata; perché l' antifascismo aveva già fatto i conti con un periodo storico le cui conseguenze vedevano già assegnati i ruoli e ciò non può essere oggetto di revisione.

Quasi tutti i memorialisti della scelta di Salò hanno precisato che hanno saputo delle camere a gas dopo la fine del conflitto e ciò è sicuramente vero; ma sia quelli che hanno ripudiato le ragioni della loro scelta giovanile, sia coloro che invece ancora le difendono, non potevano non sapere come, con le leggi razziali del 1938, il fascismo avesse imboccato ufficialmente la ripugnante via della discriminazione antisemita. Fu proprio grazie a quelle leggi che in Italia, a differenza per esempio di quanto avvenne in Francia, i tedeschi non ebbero bisogno di alcuna fase preparatoria per attuare le deportazione del 1943 e 1944.

La Giornata della Memoria, perciò, deve servire anche come giornata della conoscenza: conoscenza di cosa ha prodotto l' odio razziale, del significato della lotta antifascista, della natura dell' occupazione tedesca e di come i fascisti vi collaborarono. Fare memoria vuol dire, infine, schierarsi con decisione contro ogni razzismo.

"Quando tutte le nazioni si renderanno conto che sono in esilio, l'esilio cesserà di essere; quando le maggioranze scopriranno che anch' esse sono minoranze, la minoranza sarà la regola e non l'eccezione" ha scritto Il premio Nobel polacco Isaac Bashevis Singer, forse il più grande scrittore yiddish del Novecento. Sembra quasi una profezia sulla nostra difficile attualità.

                                                                                   Il Sindaco

                                                                               Pierpaolo Sitzia

L’ Assessore alla Cultura

Dott. ssa Stefania Cauli

Data pubblicazione: 25/01/2017

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