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La chiesa di San Daniele, fotografia di Palmiro Pilloni.

Le feste tradizionali

Come in molti altri paesi della Sardegna, anche a Gonnoscodina possiamo cogliere il segno della tradizione: ne sono testimonianza le numerose e antiche abitazioni in pietra o làdriri con i portali dall'arco in pietra, il modo di vestire degli anziani, e anche l'alimentazione che ancora oggi si lega alla vocazione agricola del territorio.
Anche l'insieme delle festività religiose e civili della comunità è legato al ciclo dell'annata agraria.

La festa patronale di San Sebastiano viene celebrata il 20 gennaio. Si tratta di una celebrazione a carattere prevalentemente religioso che prevede nella notte di vigilia l'accensione, nella piazza San Sebastiano, di un falò di modeste dimensioni alimentato dalla sola legna raccolta presso le famiglie. Il giorno successivo, il 20 gennaio, avveniva la processione e la Messa solenne con il panegirico del santo celebrato da un predicatore forestiero. La consacrazione veniva accompagnata dal fragore di botti e fuochi d'artificio, nella piazza infine, al termine della Messa, si ballava su ballu de crésia al suono della fisarmonica.

Durante l'estate, più precisamente il 24 agosto avviene la festa di San Bartolomeo, già citata da Padre Vittorio Angius nella metà dell'800, che vedeva il concorso di molti pellegrini a cavallo e di un gran numero di traccas, i carri riccamente addobbati per l'occasione, trainati da una coppia di buoi. Venivano, per l'occasione, organizzate corse di cavalli ma anche giochi e divertimenti legati al mondo agricolo come la corsa coi sacchi, la gara della pastasciutta e altre ancora.
Naturalmente non potevano mancare i balli che si svolgevano solitamente tra nugoli di polvere nella piazza San Daniele.

Il 9 maggio e il 13 ottobre si svolgono i festeggiamenti in onore di San Daniele (si vedano le fotografie dell'ottobre 2007). Fino agli inizi degli anni '60 le due feste erano accompagnate da due fiere, organizzate nel terreno che circondava la Chiesa, in quella di maggio vi si vendevano strumenti agricoli utili all'imminente raccolta e trebbiatura dei cereali, ad ottobre venivano privilegiati gli strumenti per la semina e per la vita invernale di contadini e pastori. Grande considerazione veniva attribuita a su sonadori - ricompensato del suo servizio dapprima col pagamento con granaglie e più recentemente col denaro raccolto con la questua – che con la sua fisarmonica accompagnava gli immancabili balli.

Tratto da Gonnoscodina. Territorio, storia, abitanti, tradizioni popolari di Italo Cuccu,
edizioni Grafica del Parteolla, 2004.




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