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Tra miti e leggende;tratta dal sito: www.comune.gonnoscodina.or.it
Pubblicata il 31/03/2008
Link: http://www.comune.gonnoscodina.or.it/scheda.php?id=574
Non sempre, nel ricordo, i posteri sanno apprezzare il valore di chi è nato e vissuto prima. Un popolo, che come il nostro non ha avuto scrittura, ha saputo, comunque, trasmettere la storia oralmente ed è più che normale che questa, nel corso dei millenni sia diventata mito.
Proprio attraverso alcuni miti e leggende particolari si è riusciti a tornare indietro nel tempo e a intravedere una parte della nostra storia. Se, poi, questi miti sono avvalorati da scoperte archeologiche, da toponimi e da tradizioni popolari ancora presenti in alcune frange della popolazione, non vi è da dubitare che i miti di oggi siano la storia di ieri.
Padru e Gozzua la località che la Pro loco invita oggi a visitare, è il toponimo che designa una fertile vallata prospiciente
S’arriu Isca. Il termine
Gozzua è da catalogare tra gli enigmi che non si è riusciti a sciogliere, tuttavia esiste una memoria storica di un abitato che sorgeva nei pressi,
Gocula1, che si potrebbe identificare con l’omonimo paese scomparso nel 1700. Detto paese compare tra i villaggi che parteciparono al trattato di pace del 1388 tra Eleonora d’Arborea e gli Aragonesi Pietro IV e Giovanni I.
In posizione elevata rispetto alla sottostante valle di
Padru e Gozzua, domina il colle di
Sant’andria, dove è ancora visibile alla sua sommità la pianta perimetrale di un nuraghe di tipo complesso a due torri (polilobato).
Vi è una leggenda, tramandata oralmente dai nostri vecchi, che parla della
mosca macedda2, un insetto micidiale, che con la sua puntura provocava la morte. Per difendersi dalla sua puntura, gli abitanti di Atzeni e Gocula, due villaggi della piana di Gozzua, dovettero abbandonare le proprie case e costruire le loro dimore ove il micidiale insetto non potesse raggiungerli.
Narra la leggenda
3, che in un’estate di un tempo lontano comparve, in tutta la Sardegna, una mosca mai vista prima, la quale uccideva la gente con una puntura. Era la mosca macedda.
Nessuno poteva distruggerla e nemmeno le orazioni fatte ai santi risultavano efficaci. La malefica mosca seminava morte e distruzione dappertutto. I paesi erano decimati, la gente moriva in quantità e tutti cercavano di stabilirsi in località più sicure. Tanti e tanti paesi furono abbandonati.
Un giorno nella vallata di Gozzua arrivò un uomo che sembrava un santo e chiese agli abitanti superstiti di pregare e di seguirlo. Sperando di liberarsi dalla mosca macedda tutti lo seguirono, ripetendo le sue parole e i suoi gesti. A un tratto, l’uomo ordinò che tutti ballassero in tondo, rimpicciolendo man mano il cerchio.
Accadde, allora, un fatto straordinario: tutte le mosche macedda che stavano volteggiando nell’aria, man mano che il cerchio rimpiccioliva calavano a terra, fino a formare un grande mucchio in mezzo allo spiazzo dove erano state sistemate sette grandi botti.
Quando tutte le mosche caddero, l’uomo le fece raccogliere e mettere dentro le botti che poi furono sigillate e interrate dentro le mura del nuraghe di
Sant’Andria. Fece poi accendere un gran fuoco per bruciare qualunque residuo del malefico insetto. Il fuoco rimase acceso per 7 giorni e 7 notti, e da allora non si seppe più nulla della mosca macedda. Ma non è sicuro che sia del tutto scomparsa. Il giorno che dovesse comparire di nuovo la riconoscereste di certo e sarà la fine del mondo.
1 C. Puxeddu – Diocesi di Ales – Usellus - Terralba. Ed. Sarda Fossataro (Ca) pag. 16
2 La mosca macedda è rappresentata nella fantasia popolare come una mosca grande quanto una pecora dal pungiglione mortale. In realtà con la mosca macedda s’intendeva raffigurare la peste che investì gran parte della Sardegna e dell’Italia del XVII sec. I paesi di Atzeni e Gocula furono decimati dalla peste e poi in seguito abbandonati dai pochi abitanti sopravvissuti.
3 Fonte: dal vol di D.Turci – Leggende e racconti popolari della Sardegna.
Ed. N.C.E (Il racconto è stato modificato per un uso locale)
A cura di Palmiro Pilloni
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